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V.
Mesmer, ed i suoi discepoli, Delson e Aubry, ebbero il torto di non
studiare le diverse manifestazioni, che il magnetismo presentava nei loro
infermi. Non tutti sotto l’azione dei passi magnetici cadevano in crisi
convulsive; alcuni di essi cadevano in un sonno profondo. Lo stato sonnambolico
era sfuggito all’attenzione di Mesmer e dei suoi discepoli, e toccò al marchese
Puységur il merito di avere scoverto (1784) il Sonnambulismo artificiale,
provocato colla semplice imposizione delle mani, col quale mezzo, egli diceva,
si trasmetteva la volontà del magnetizzatore.
Ecco come egli racconta la circostanza che fece rinvolgere la sua attenzione allo stato sonnambolico,
presso un individuo che era ammalato, e che contava 24 anni: - Dopo averlo
fatto alzare lo magnetizzai. Quale fu la mia sorpresa nel vedere, a capo di
mezzo quarto d'ora, quest’uomo addormentarsi piacevolmente fra le mie braccia
senza convulsioni, né dolori.... Io spinsi la crisi, ciò che gli provocò
vertigini: parlava, si occupava dei suoi affari. Allorché giudicai che le sue
idee dovevano riuscirgli sgradevoli, le arrestai e cercai d’ispirargliene delle
più gaie; né per farlo mi fu necessario un grande sforzo". Dopo avergli
suggerite altre idee e movimenti sulla sedia, lo calmò, ed andò via. L’infermo
dormì la notte, e il dì seguente, non
ricordandosi della visita che Puységur gli aveva fatta la sera, gli annunziò
che si sentiva meglio.
Altri fatti simili ripetutisi, Puységur abbandonò la bacchetta
magnetica, le catene umane e tutti gli altri apparati di cui si circondava
Mesmer.
Come a Puységur si era presentata l’occasione di studiare lo stato
sonnambolico, così Petétin (1787), presidente della Società di Medicina di
Lione, ebbe l’opportunità di osservare i fenomeni catalettiformi in alcune
donne, che si sottoposero alle sue cure, e di richiamare l’attenzione sulla trasposizione
dei sensi.
Una giovane caduta in catalessia si mostrava insensibile alle
punture, ai rumori, alla voce dei parenti tanto da sembrar morta. Ad un dato
momento si mette a cantare; ma a capo di un’ora viene assalita da forte
espettorazione, convulsioni e delirio. Quando arrivò Petétin la giovane era
ritornata in sé; però dopo aver preso un bagno ricadde nella catalessia,
ripigliando il canto. Qualunque ingiunzione di stare zitta riusciva inutile, e
fu allora che Petétin pensò di farle cambiar posizione. Mentre si accingeva a
farlo, il braccio della poltrona, su cui era seduto, si ruppe, ed egli cadde a
metà rovesciato sul letto, dicendo: - E’ un male che io non possa impedire a
questa donna di cantare"_
- Eh! signor dottore, rispose quella, non v’infastidite, non
canterò più". Però, a capo di un certo tempo, cominciò da capo, senza che
fosse stato possibile interromperla. Petétin ricordandosi della posizione, in
cui si era trovato allorché era caduto sul letto, scovrì l'inferma ed,
avvicinandosi allo stomaco, le gridò forte: - Signora, canterete ancora?"
-Ah! qual male mi avete fatto, rispose, vi scongiuro parlate più
piano". Quando il dottore le
parlava sullo stomaco essa sentiva, mentre qualunque domanda le veniva fatta in
prossimità dell’orecchio non era ascoltata. Alquanto tempo dopo l’ammalata non
sentiva più per lo stomaco, ed allora Petétin ebbe l’idea di situare un dito
sull’epigastrio, di riunire quelli dell’altra mano e di servirsene come un
conduttore parlandovi sopra: questo mezzo ebbe una completa riuscita. Al pari
dell’udito Petétin nella stessa inferma vide trasportato all’epigastrio il
senso del gusto. Avvolse in un pezzo di carta un po’ di pane e glielo pose
sullo stomaco, coprendolo colla propria mano. L’inferma cominciò a far
movimenti di masticazione, dicendo che il cibo fosse delizioso, e, domandata da
Petétin dove lo assaggiava, rispose: - Oh bella! nella bocca".
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